mercoledì 16 dicembre 2009

UNCI unione nazionale cooperative italiane e Coltivatori Diretti: tavolo di coordinamento



Cooperazione – UNCI: II Consiglio Generale elegge i nuovi Vice Presidenti Nazionali
16.12.2009 -
Rinnovate le nuove cariche Direttive dell’UNCI e i componenti della Presidenza Nazionale.
E’ quanto è emerso, quest’oggi, nell’ambito della prima riunione del Consiglio Generale, che si è svolto a Roma, e ha eletto all’unanimità

Vice Presidente Vicario UNCI Franco Pasquali, che è anche Segretario Generale Coldiretti, e Vice Presidenti Roberto Celenza e Francesco D’Ulizia, rispettivamente, Presidenti delle Federazioni Unci di Lazio e Marche.

Al centro dei lavori dell’Assemblea, la piena attuazione del progetto UNCI-Coldiretti, l’ampliamento e il consolidamento della rete territoriale per la rappresentanza, assistenza e tutela delle cooperative aderenti del settore agricolo e agroalimentare.

Dal Tavolo di coordinamento tra le due Organizzazioni, si svilupperanno gli obiettivi per la realizzazione dell’economia sociale di mercato, basata sull’imprenditorialità cooperativa, attraverso cui determinare maggiore competitività per la filiera e redditività delle Imprese di produzione agricola e agroindustriale; sensibilizzando, verso tale progetto, anche le cooperative non aderenti.


Il Vice Presidente Vicario, Franco Pasquali: “ ...bisognerà fare della cooperazione il soggetto fondamentale per la costruzione di una filiera agricola tutta italiana in grado di esaltare le distintività produttive e territoriali attraverso la promozione della trasparenza lungo tutta la filiera, generando così valore per i soci cooperatori e per il Paese.”

lunedì 14 dicembre 2009

Premio MERLI di Movimento Azzurro ROMA 11.12.'09







Diego Scarbolo a Roma consegna il premio... 11.12.'09 Parlamento Camera dei Deputati: Premio MERLI di Movimento Azzurro Associazione Ambientalista Riconosciuta dal Ministero Ambiente
Presidente prof. Corrado Monaca Segretario Generale Dr Dante Fasciolo.
Lo scorso anno era stato premiato il Sindaco di Cividale del Friuli prof. Attilio Vuga (corridoio geoculturale europeo Longobardia).

domenica 13 dicembre 2009

“MulinoSCARBOLO” a Cividale del Friuli (Forum Iulii) decretato Patrimonio Ereditario Culturale Italiano in Longobardia: una Regione Virtuale Europea










Il Ministero dei beni Culturali e Ambientali ha decretato che il pregiato e di caratteristiche "uniche" immobile di Archeologia Industriale “Mulino SCARBOLO” a Cividale del Friuli (Forum Iulii) è un patrimonio ereditario culturale italiano ai sensi e per gli effetti della Legge 1° giugno 1939, n. 1089.

Si tratta di due antichi corpi di edifici pervenuti alla famiglia Scarbolo (dal longobardo singolare SKArBULL; plurale:SKArBUI) nel XIX secolo.

Erano adibiti, nei secoli, alla macinazione del frumento, e delle granaglie, e –rara testimonianza superstite in Regione- alla battitura del merluzzo stagionato-BACCALA'.

Costituiscono una notevole testimonianza di archeologia industriale culturale ereditaria di grande rilevanza nella articolata complessità degli usi dello sfruttamento della forza motrice dell’acqua per la vita economica dell’importante centro friulano-europeo di Cividale del Friuli-Forum Iulii.

La Famig1ia (FARA) Scarbolo e il Suo Mulino oggi della famiglia di Elena Scarbolo Taticchi

Il Mulino Scarbolo ( dal longobardo SKArBULL), pervenuto alla famiglia nel XIX secolo. Esempio di pregiata Archeologia Industriale Italiana nel corridoio geoculturale europeo Longobardia.

L'edificio del Mulino SCARBOLO, di forma quadrangolare e tetto a capanna, una falda del quale copre un'ampia tettoia un tempo aperta e sorretta da pilastri ancora visibili, è costruito in muratura mista e mostra,-sul lato verso la roggia, fondazioni in pietra che ne costituiscono l'argine.

Mantiene, al suo interno, pressochè intatto, il sistema per la macinazione. L'asse delle pale esterne è collegato ad una ruota verticale munita di denti cilindrici (PARMULIS) che servono a far azionare la macina (MUELE) formata da due pietre circolari, in pietra piasentina, quella sottostante fissa e quella superiore rotante, la cui interdistanza, regolabile, consentiva diverse dimensioni di macinatura.
Sopra la macina è posta la tramoggia (TRAMUELE o TREMOZE), in legno, nella quale veniva posto il cereale destinato alla macinazione. Il funzionamento per la caduta dosata dei cereali veniva regolato da uno strumento in legno chiamato S'CIASSUL che, strisciando sulla ruota rotante della macina, faceva cadere, a causa delle vibrazioni della pietra, in modo continuativo e costante, il cereale nel foro centrale della ruota (GOLE).

Durante i primi decenni dello scorso secolo il Mulino Scarbolo fu potenziato con un sistema di macinazione a cilindro, azionato sia ad acqua che elettricamente (tecnologia da BRESCIA).

Sulla riva opposta della roggia è ubicato il piccolo edificio per la spillatura dell'orzo e la battitura del Baccalà.

Per la battitura manuale del merluzzo-BACCALA' veniva utilizzato un grande pestello costituito da un grosso maglio di rovere del peso di circa un quintale posto verticalmente sopra una pietra rettangolare incastrata nel pavimento della stanza. Esso veniva sollevato ed abbassato ritmicamente dalla forza motrice dell’acqua. I merluzzi venivano posti sulla pietra a due per volta, spostati e girati in modo tale che i colpi del maglio cadessero dalla testa alla coda di entrambi i lati lasciandone integra la pelle.

Questa attività è stata svolta dalla famig1ia Scarbolo per quasi due secoli, fino a quando, nel 1981, è mancato Luigi Scarbolo, padre dell'attuale proprietaria Elena Scarbolo Taticchi.
Va dato atto che Elena Scarbolo con il marito Fulvio Taticchi hanno curato, con ammirevole instancabile impegno e passione, la valorizzazione storica dell'intera famiglia (fara=famiglia allargata) Scarbolo, nessuno escluso.

mercoledì 9 dicembre 2009

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(Francia:
Dol de Bretagne "Preghiera alla Sacra Pietra Dura" foto Giuly4e)

Menhir
(dal bretone men e hir "pietra lunga") sono dei sacrali megaliti (dal greco "grande pietra") eretti nell'età della pietra.
Potevano raggiungere anche più di venti metri di altezza, come ad esempio il Grand Menhir rotto di Locmariaquer (nel Morbihan in Bretagna).
Sono ampiamente distribuiti in Europa, Africa ed Asia, ma sono più numerosi nell'Europa Occidentale, in particolare in Bretagna e nelle isole britanniche.

Eretti, in molti periodi differenti, nel corso della preistoria e creati nel contesto sacrale della più ampia cultura megalitica.


giovedì 26 novembre 2009

domenica 22 novembre 2009

Etica...Morale=SCIENTIA delle "costruzioni"....

Quando si costruisce... un muro se non si rispettano le leggi della gravità:....il muro NON STA SU'...CADE TUTTO...

Quando -invece- si "costruisce", si "educa", si "forma"... una persona umana... a fare il "furbissimo" contro gli "altri"... a "portare via", "a sottrarre" i beni degli "altri"...etc... IN UN PRIMO MOMENTO SI STA SU'... non si crolla subito... ma è solo questione di tempo .... non subito, ma si crollerà.... ECCO PERCHE' l'educazione... all'Etica, alla Morale è una scienza delle costruzioni per non crollare... delle persone umane tutte, nessuna esclusa...

domenica 18 ottobre 2009

Libro verde dell' Unione Europea : "...è necessario offrire ai giovani + mobilità all'estero..."


L'U.E. sostiene la mobilità per un sano e migliore apprendimento:
"...è necessario offrire ai giovani maggiori opportunità di mobilità all'estero...".
http://ec.europa.eu

venerdì 16 ottobre 2009

INFOpoveri di tutto il Mondo Unitevi!

La FINLANDIA -membro U.E.e del corridoio geoculturale europeo LONGOBARDIA- ha deciso che da luglio 2010 TUTTI - ma proprio tutti- I SUOI CITTADINI -NESSUNO ESCLUSO- sono autorizzati a PRETENDERE, anche nel paesello + sperduto tra le renne vicino al circolo polare artico, un collegamento internet ad 1MEGA/sec e da 100MEGA-SI- proprio cento! dal prossimo 2015.
Triplo UUUrrrKKKaaa!
INFOpoveri di tutto il Mondo Unitevi!

dom.08.11.2009 ITALIA in primo piano Scajola a Berlusconi spingere su banda larga

"Si creerebbero oltre 60.000 posti lavoro"....

martedì 13 ottobre 2009

Elinor Ostrom (Nobel Economia 2009) c'è -eccome e da sempre!- una "TERZA VIA" tra lo Stato ed il Mercato....

Il premio Nobel per l'Economia 2009 a Elinor Ostrom Le dà atto di aver provato l'esistenza, di fatto sempre esistita, di una "TERZA VIA" tra lo Stato ed il Mercato...
Come dimostrato dalle ricerche empiriche compiute da Ostrom, le
comunità possono generare da loro stesse e molto, molto meglio, le regole e i limiti sia formali che non, e responsabilmente rispettati da tutti per l’uso dei beni comuni, arrivando a risultati molto migliori sia del mercato che dalle burocrazie di tipo statale.

sabato 3 ottobre 2009

lo storico USA Russell Mead: "Gold and Gold" e x garzanti ed. it. "Dio e Dollaro" successo USA?: Padronanza delle Dinamiche Monetarie...

intervista al Corriere del Ticino del 03 ott.'09: " ....con grande abilità gli Anglosassoni sono riusciti ad impadronirsi delle dinamiche monetarie e a perfezionarle, sviluppando una politica sia estera sia interna capace di sfruttare appieno questa nuova forza..."

domenica 13 settembre 2009

Una vita umana dignitosa

"CARITAS IN VERITATE”. Introduzione dell'Arcivescovo di Trieste mons. Giampaolo Crepaldi. Ed. Cantagalli Siena'09

I concetti di Carità e Verità rappresentano la realtà fondante la persona umana nell'essere e divenire della storia del Creato.

L'amore senza la "purificazione" della verità rischia il mero sentimentalismo che non si occupa della inscindibile concretezza fisica, mentale e spirituale dei rapporti umani.

Un amore rivolto all'Umanità tutta non può prescindere dallo sviluppo reale e articolato delle situazioni concrete e quindi socio-economico-politiche dei Popoli.

Dice Benedetto XVI: "la tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l'uomo e le sue aspirazioni allo sviluppo, esprime la tensione dell'animo umano al graduale superamento di certi condizionamenti materiali. La tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di "coltivare e custodire la terra" .

E ancora "la libertà umana è propriamente se stessa, solo quando risponde al fascino della tecnica con decisioni che siano frutto di responsabilità morale .

Ricordando che: «La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Rm 12,9-10).

domenica 23 agosto 2009

BENACUS (lake of garda; gardasee) Capitale Europea Seriale per la Cultura per tutto il 2019 Brescia+Mantova+Verona+TrentoBolzano

E' tempo di impegno su orizzonti di speranza.
La sfida è interdisciplinare per una gestione consapevole della complessità.

BENACUS (lake of garda; gardasee)
Capitale Europea Seriale per la Cultura
per tutto
il 2019 a:

Inverno TRENTO-BOLZANO sede UNESCO Dolomiti;

Primavera BRESCIA: sede UNESCO Patrimonio Ereditario Culturale dell'Umanità ARTE RUPESTRE Valle Camonica;

Estate: VERONA città UNESCO con l'ARENA al centro dell'estate;

Autunno: MANTOVA città UNESCO con al centro il Festival della Letteratura Europea e Mondiale.

Tutte sedi Longobarde a sostegno della PRIMA candidatura seriale, per la parte italiana, della regione virtuale europea LONGOBARDIA dentro il Corridoio Geoculturale Europeo LONGOBARDIA -dai mari scandinavi sino alle acque mediterranee dello Ionio-

venerdì 10 luglio 2009


E' pubblico il testo integrale della enciclica " Caritas in Veritate" del Santo Padre Benedetto XVI.
Paragrafi 34 e 35:

"In ogni processo cognitivo, in effetti, la verità non è prodotta da noi ma sempre trovata, o meglio, ricevuta. Essa, come l'amore, non nasce dal pensare e dal volere ma in certo qual modo si impone all'essere umano."

"Perchè DONO ricevuto da TUTTI, la carità nella verità è una FORZA che costituisce la Comunità, unifica gli uomini secondo modalità in cui non ci sono barriere nè confini."

"...lo sviluppo economico, sociale e politico ha Bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al PRINCIPIO DI GRATUITA' come espressione di fraternità."....

venerdì 12 giugno 2009

*** www.scarbolo.eu *** www.ctg-longobardia.eu *** scarbolo@libero.it


"Erat sane hoc mirabile in regno Langobardorum: nulla erat violentia, nullae struebantur insidiae; nemo aliquem iniuste angariabat, nemo spoliabat; non erant furta, non latrocinia; unusquisque quo libebat securus sine timore pergebat"

" C'era questo di meravigliosamente sano in Longobardia: non c'erano violenze, non si tramavano insidie; nessuno, contro il diritto, opprimeva o spogliava gli altri, nessuno depredava; non c'erano furti, non c'erano rapine; ognuno andava dove voleva, sicuro e senza alcun timore"

domenica 31 maggio 2009

Design alla MODA: Feng Shui significa –letteralmente- Vento e Acqua x il Bene-Essere della famiglia...


Il Feng Shui è un'antica arte geomantica taoista, origina dalla Cina, diffondendosi poi in Occidente a partire dalla fine dello scorso millennio. In sintesi si definisce come l’arte del vivere ed abitare in armonia con le forze vitali del respiro delle nature dei regni minerale, vegetale, animale ed umano.
Il Feng Shui si riferisce all' I Ching, significa –letteralmente- vento e acqua, e al modo in cui questi elementi influenzano il movimento dell'energia nell'ambiente. Si basa sulla convinzione che il luogo dove si vive e dove si collocano le varie stanze della casa influenzi in modo significativo l'armonia e quindi il bene-essere della vita umana.
L'orientamento, il progetto della abitazione, la disposizione dell'arredamento, la direzione (nord) in cui il letto è posto, i colori e gli ornamenti che vi si trovano contribuiscono a creare un ambiente più o meno rilassante e più o meno denso di stimoli.
L’architettura del Benessere vuole ricollocare l’uomo al centro del Cosmo, interpretarne le emozioni trasformandone i sogni. Il feng shui aiuta a “valutare” una casa dal punto di vista energetico e a decidere i "modi migliori" da adottare per armonizzare l'energia all'interno del bene-essere della casa alla famiglia che la abita.

domenica 17 maggio 2009

ORO LONGOBARDO A CIVIDALE del Friuli (UD)
l'antica Forum Iulii da cui il nome "Friuli"

venerdì 1 maggio 2009

Sergio Marchionne: l’Era del "Grande-Uomo", dell’Individualismo, del Battitore-Libero che Da-Solo Risolve i Problemi di un’Organizzazione è Morta e Sepolta"...


Sergio Marchionne A.D. FIAT, lectio al Politecnico di Torino
ecco alcuni stralci... di una lectio piena di spunti su cui vale forse proprio la pena di riflettere a fondo...

"…ho letto in questi anni molti libri sul legame tra la Fiat e l’Italia.
La tesi generale è che se la Fiat va bene, l’economia italiana tira … credo sia ancora più vero il contrario: ciò che è bene per l’Italia è bene per la Fiat.

Noi siamo impegnati a dare il nostro contributo per creare una società migliore.

Stiamo costruendo una nuova Fiat sulle “radici” di quella precedente.
Si tratta di un lavoro appena iniziato che chiama a raccolta le migliori energie della gente che lavora oggi nel Gruppo.
La Fiat è un cantiere aperto.
Il mondo in cui operiamo è complesso, a volte caotico. I problemi che dobbiamo affrontare cambiano ogni giorno. Le variabili in gioco sono così tante e così grandi...
Tutto questo richiede al sistema una flessibilità enorme.
Richiede grande rapidità e la capacità di adeguarsi in tempo-reale ai cambiamenti del mercato.

In caso contrario, rischiamo di fare la fine del cervo abbagliato dai fari di un’automobile. Spaventato e immobile, spesso ne viene travolto.

La velocità di risposta a quello che non possiamo prevedere è l’unica arma che abbiamo per batterci ogni giorno.
Dotare l’azienda di un’architettura aperta vuol dire esattamente questo.
“Il futuro – ha scritto Karl Popper – è molto aperto e dipende da noi, da tutti noi.

E quello che facciamo e faremo dipende, a sua volta, da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro…
Dobbiamo diventare gli artefici del nostro destino.
Dobbiamo imparare a fare le cose nel miglior modo che ci è possibile.
Ma questo significa che “dobbiamo cambiare noi stessi”.
….
Per un’industria grande e complessa come la nostra è molto difficile ma è essenziale se vogliamo cogliere tutte le opportunità che si presentano.
E fa la differenza tra vincere o soccombere.
La tendenza a ritornare ad un “sistema di riposo”, come previsto dai principi enunciati da Newton, è enorme. Gli esempi sono numerosi. E frequenti.

Lo abbiamo riscontrato ieri, in una lunga riunione con alcuni nostri leader, impegnati a valutare i problemi dovuti al rallentamento del mercato dell’auto in Europa.
Siamo tornati a raccontarci le stesse storie che ci raccontavamo quattro anni fa, le stesse scuse che ci hanno portato nel passato ad accettare d’essere mediocre e a considerarci vittime di un processo gestito da altri.

Il “sistema manageriale della Fiat” non può permettere che ciò accada.

Dobbiamo buttarci nel gioco senza neppure chiederci quale sarà la partita, perché, quasi sempre, non è dato saperlo in anticipo.

In tutto questo, l’unica cosa che possiamo stabilire sono gli obiettivi.

Lo abbiamo fatto in maniera chiara e rigorosa, a prescindere da quelle che sarebbero state le condizioni del mercato e dell’economia mondiale.
Forse è anche per questo motivo che qualcuno si è tanto sorpreso quando li abbiamo raggiunti.

Era impossibile prevedere queste cose, come tante altre.
Eppure non abbiamo spostato i nostri obiettivi.

La flessibilità e la natura aperta del sistema aziendale sono la garanzia che li raggiungeremo.
Adesso, il nostro impegno è fare in modo che “il cambiamento” non sia più qualcosa di imposto ma diventi un elemento naturale.

Fiat e qual è stata la “ricetta magica”.
Quello che posso dirvi è che non c’è una ricetta industriale valida per ogni azienda.

Esiste però un approccio comune che è trasversale a tutte e che permette di risolvere anche le situazioni più difficili.

Mi riferisco al fatto di riconoscere il ruolo centrale che hanno le persone e i leader che le gestiscono.
La qualità delle persone è essenziale e niente la può sostituire.
Ogni impresa è il risultato delle persone che ci lavorano e dei rapporti che si instaurano tra di loro.
Per questo è così importante la qualità dei manager, la loro coesione.
Il fatto di condividere la stessa direzione, gli stessi metodi, gli stessi obiettivi.
E’ l’unione di tutti i leader intorno ad un sistema di valori comuni.
Questo è l’unico segreto che conosco.

Le “Organizzazioni” non sono nient’altro che l’insieme della volontà collettiva e delle aspirazioni delle persone coinvolte.

La realtà di oggi richiede che il “concetto di leadership” venga ricalibrato.

Ogni anno business schools preparano migliaia di uomini e di donne nella scienza del management, della gestione di organizzazioni. Quello che in qualche modo si va a perdere in questa preparazione è che la leadership non è solo questione di processi o di misure.

La leadership è una vocazione nobile – è qualche cosa che arricchisce la vita delle persone.
E quello che molti trascurano è che “la leadership è un privilegio”.

Organizzazioni create negli ultimi duecento anni sono state il prodotto di due ampie premesse.

La prima è che “senza regole” politiche e procedure estese le persone reagiscono in maniera “irresponsabile”.

La seconda è che il modo migliore di organizzare un’azienda è di creare “semplici lavori” collegati assieme da “processi complessi”.

La prima distrugge la fiducia, la seconda ruba alle persone coinvolte qualsiasi percezione di valore personale.
Gestire organizzazioni in base a questi principi non è leadership.

La leadership delle persone e del cambiamento sono diventate la base della ripresa della nuova Fiat. Credo che la leadership non sia mai stata così importante e difficile come in questa epoca.

Il mondo in cui viviamo è "nuovo" ogni giorno.

La probabilità che il futuro sia la replica del passato è"nulla".

Parlare di leadership è complicato perché non si può ridurre a una teoria manageriale.

Le variabili in gioco sono "tante" e il modo in cui agisce è "profondo".

La leadership “nasce”nella nostra mente, nei nostri cuori, nella nostra capacità di vedere il futuro.

Per tutto questo “essere leader” oggi è così importante e così difficile.

Il suo compito più importante è quello di scegliere i leader giusti e metterli al posto giusto.

Per “leader giusti” intendo persone che hanno il coraggio di sfidare l’ovvio, di seguire strade mai battute, di rompere schemi e vecchie abitudini che sono visibili alla concorrenza, di andare oltre a quello che si è già visto.

Uomini e donne che comprendono il concetto di servizio, di comunità, di rispetto per gli altri.

Sono persone che agiscono con rapidità, ma hanno la capacità di ascoltare.

Sono affidabili. Nel senso che mantengono sempre le promesse fatte e non fanno promesse se non sono in grado di mantenerle.
E soprattutto hanno la visione del loro agire in un contesto sociale.
…idea, elaborata dal grande generale prussiano Von Clausewitz, secondo cui la strategia non può essere ridotta ad un insieme di formule.

Nel migliore dei casi, è un insieme di obiettivi di largo respiro, che possono essere soltanto raggiunti cogliendo le opportunità nel loro divenire.

Come peraltro succede in “GUERRA”, la pianificazione dettagliata fallisce a causa di attriti imprevisti, errori di esecuzione, ma soprattutto a causa dell’esercizio imprevedibile della volontà individuale da parte della concorrenza.

C’è una svolta culturale che le donne e gli uomini della nostra azienda hanno impresso al loro modo di pensare e di agire.
A queste persone noi dobbiamo assicurare libertà di manovra e ampia autonomia.

Dobbiamo garantire un sistema meritocratico, perché è l’unico modo per garantire le migliori risorse per il Gruppo e per dare a chiunque la possibilità di emergere e dimostrare quello che vale.
Dobbiamo dare loro la possibilità di crescere perché è l’unica via per assicurare anche la crescita dell’azienda.
Credo che questo sia il compito di un amministratore delegato.
E in tutto questo, dobbiamo smitizzare la sua figura.

L’era del Grande uomo, dell’individualismo, del battitore libero che da solo risolve i problemi di un’organizzazione è morta e sepolta.

I leaders, quelli veri, non sono nient’altro che strumenti di cambiamento.

Chiarezza, coerenza, adesione a principi forti e tensione verso un obiettivo sono le cose che ho cercato di introdurre nel nostro Gruppo.

Ma il cambiamento lo hanno fatto e lo fanno altre persone.

Sono loro gli artefici della nuova Fiat.
Assisterli, consigliarli, guidarli, e anche disciplinarli mentre la stanno costruendo fa parte del mio mandato. Ma la cosa che mi rende più orgoglioso è osservare il loro successo, l’impatto che ha su di loro, sulla fiducia che hanno in loro stessi e sulla visione che si formano del loro futuro.
….prepararvi a far parte della squadra che darà forma al futuro.
Di solito si ritiene che la vita delle persone sia suddivisa in due momenti distinti.

Quello della formazione e quello dell’attività lavorativa.

Si crede che il primo periodo della vita serva a dare all’individuo quelle conoscenze sufficienti ad affrontare la fase successiva.
Con l’idea che le nozioni apprese possano bastare a ricoprire ruoli e mansioni stabili nel tempo.
Penso che una persona così si trovi del tutto disarmata di fronte ad un mondo che cambia alla velocità della luce.

Questo scriveva Hegel nella prefazione ai Lineamenti di Filosofia del Diritto:
“A dire anche una parola sulla dottrina di come deve essere il mondo, la filosofia arriva sempre troppo tardi. Come pensiero del mondo, essa appare per la prima volta nel tempo, dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione ed è bell'e fatta….
Quando la filosofia dipinge a chiaroscuro, allora un aspetto della vita è invecchiato, e, dal chiaroscuro esso non si lascia ringiovanire, ma soltanto riconoscere: la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo”.
..
L’idea che, alla fine di tutto, il vero obiettivo è l’uomo e la società in cui vive.
Più di 70 anni fa, questo fu l’invito che fece Einstein:
“Bisognerebbe evitare di predicare ai giovani il successo nella solita forma come lo scopo principale della vita. Il valore di un uomo si dovrebbe giudicare da quello che egli dà e non da quello che riceve. Il motivo più importante per lavorare, a scuola e nella vita, è il piacere che si riceve dal lavoro, dai suoi risultati e la conoscenza del valore che questi risultati hanno per la comunità”.
..
Concentrarsi su se stessi è una così piccola ambizione.
E’ come dar vita ad una tragedia senza eroi.

Il giudizio su quello che una persona ha fatto nel corso della sua carriera non dipende da quello che ha raggiunto,
ma solo da quello che ha lasciato.

Senza dubbio il mondo di oggi si trova in un momento difficile da capire e da gestire.
Ma non penso che ci siano età più facili di altre.
In ogni epoca, milioni di persone si trovano a fare i conti con quello che è stato lasciato dal passato.

E’ la storia della vita, quando capita di venire in possesso di un’eredità enorme.
Non hai fatto nulla per averla.
A quel punto, puoi scegliere cosa fare per chi domani dovrà raccogliere la tua eredità.
..
Due anni e mezzo fa, dopo aver visto gli ultimi dati finanziari del 2005, ci siamo resi conto di aver raggiunto l’obiettivo. Avevamo guadagnato – poco, ma avevamo guadagnato - vendendo auto, dopo 17 trimestri consecutivi di perdite.
In quell’occasione, decisi di inviare una lettera a tutti i membri del comitato di gestione di Fiat Group Automobiles per ringraziarli di ciò che avevano realizzato e per riaffermare la base del nostro futuro.
E’ una lettera personale, che forse vi stupirà, ma che racchiude quelli che considero i valori fondamentali nell’esercizio della leadership…

"Il 2005 è arrivato e se ne è andato velocemente. Abbiamo iniziato l’anno portando sulle spalle una lunga storia di fallimenti, delusioni e di promesse mancate. Assieme ad una profonda preoccupazione per le sfide future.
Mi ricordo di quando ero seduto con voi in una sala riunioni del Lingotto all’inizio del 2005 e vi ho detto che avreste raggiunto gli obiettivi e che nonostante tutte le difficoltà, non vi avrei permesso di mancarli.
Mi ricordo anche dello sguardo perplesso e incredulo sul volto di alcuni di voi mentre guardavate questo uomo che in vita sua non aveva mai costruito o venduto una automobile, ma era così determinato nel costruire il futuro. Il vostro futuro.
Bene, un anno è passato e voi avete raggiunto gli obiettivi. Anzi, li avete raggiunti e superati.
Quello che sapevo allora e che ho imparato durante la mia crescita come leader è che:
 la cultura, il collante delle organizzazioni, non è solo una parte della vita aziendale: 
è l’essenza stessa della vita.
Questo "collante" è tenuto assieme, continuamente, incessantemente da tutti i membri di un gruppo, e non dalle azioni di un singolo individuo.

Adesso noi dobbiamo completare quello che abbiamo iniziato nel 2005, con precisione e con la stessa passione che ci ha portato fino a qui e che ci ha permesso di celebrare, ieri sera, il nostro primo piccolo successo.
Guardando a quello che abbiamo fatto nel 2005, ciò di cui sono più orgoglioso non sono i numeri che diffonderemo questa mattina ma il fatto che siete tutti cresciuti sia come individui che come leader.
Tra gli indigeni dell’Africa sub-sahariana è diffuso lo spirito di ubuntu. Questa parola fa parte di una frase più lunga, umuntu ngumuntu nagabantu, che tradotto letteralmente dallo Zulu vuol dire “una persona è una persona grazie agli altri”. (ndr:"io sono perchè siamo")
Quando tu ti muovi in questo ambiente, la tua identità, quello che sei come persona, deriva dal fatto che sei visto e riconosciuto come una persona dagli altri.

Questo si riflette nel modo in cui le persone si salutano.
L’equivalente di “salve” è sawu bona che letteralmente significa “ti vedo”.
La risposta è sikhona, “sono qui”.

Quello che è importante nello scambio di saluti è che non esisti fino a quando non sei riconosciuto.

Le implicazioni di questi usi sociali sono importanti. Nel mondo occidentale noi pensiamo che sia normale non salutare qualcuno quando siamo sotto pressione per lavoro o altri impegni.
Nel mondo di Ubuntu questo annullerebbe l’esistenza dell’altro.
Il riconoscimento da parte degli altri è quello che ci rende persone. Senza questo riconoscimento non esistiamo.

Nel rendere Fiat un Grande Gruppo, il nostro compito è di affrontare questa enorme sfida con il reciproco rispetto e predisposizione che fanno parte dello spirito di Ubuntu. La forma e il significato di Fiat dipenderanno dalle aspirazioni e dall’impegno di coloro che la guidano. È’ una straordinaria responsabilità, ma non c’è niente di meglio nella vita.
Da parte mia, quale vostro leader, vi posso dire una sola cosa.
Vi vedo.
Sono lieto che siate "qui".
La lettera finisce "qui".
..
Vi vedo.
Sono lieto che siate "qui". La lettera finisce "qui".

Forum Mondiale Economia di Davos (CH) 1999 parla Nelson Mandela (Sudafrica):
E’ mai possibile che la globalizzazione porti benefici solo ai potenti, a chi ha in mano le sorti della finanza, della speculazione, degli investimenti, delle imprese?
E’ possibile che non abbia nulla da offrire agli uomini, alle donne e ai bambini che vengono devastati dalla violenza della povertà?
E ora capirete perché quest’uomo ormai vecchio, quasi al tramonto della propria vita pubblica e alle soglie del nuovo secolo, al quale avete concesso il privilegio di prendere commiato da voi, abbia sollevato questi aspetti così concreti di questioni ancora irrisolte”.

…chi ha la responsabilità di gestire un’azienda globale ha il dovere di allargare la propria mente e guardare al di là delle mura di un ufficio…

C’è una realtà che non possiamo dimenticare.
…mi chiedo se abbiamo “modelli mentali” così rigidi che - anche di fronte a chiari segnali di minaccia dal mercato - continuiamo a restare indifferenti nel nostro benessere e non proviamo disagio di fronte a chi non ha nulla….

Trovare una soluzione ai problemi sollevati da Mandela significa trovare una soluzione alla gestione del libero mercato.

Abbiamo il “dovere” di contribuire a colmare questo divario.

Abbiamo il “dovere” di riparare le conseguenze che derivano dal funzionamento dei mercati.

mercoledì 22 aprile 2009

"la BCE non è il santo Vangelo" di giorgio la malfa il foglio di giuliano ferrara del 22 apr'09

"...forse è venuto il momento per un vigoroso movimento di liberazione laica. O almeno per un concilio vaticano secondo ... se si vuole evitare che l'euro divenga un ulteriore e poderoso fattore di aumento dell'ostilità delle opinioni pubbliche nei confronti del processo di integrazione europea."
" ..le prospettive future dell'unione monetaria sono incerte... i Paesi membri sono e restano diversi tra loro, le loro economie non tendono a convergere e non emerge una visione comune della inderogabilità della disciplina fiscale...(ndr e di politica militare e di polizia comune) "
" ....una frase di Helmut Kohl: non si ripete mai abbastanza che l'unione politica è la contropartita indispensabile dell'unione economica e monetaria. La storia recente, non solo della Germania, ci insegna che è insostenibile nel tempo la presenza di una unione monetaria con l'assenza di un'unione politica...in cui una Banca Europea Centrale Forte e assolutamente AUTONOMA si fa corona di stati nazionali deboli e incapaci di reclamare per se parte o tutta la responsabilità della politica monetaria... "

giovedì 9 aprile 2009

Roma 14apr.'09Il rapporto lavoro-famiglia nella Dottrina sociale della Chiesa”di S.E. mons. Vescovo Gianpaolo Crepaldi Iustitia et Pax ROMA

Il rapporto lavoro-famiglia nella Dottrina sociale della Chiesa

di S.E. mons. Vescovo Gianpaolo Crepaldi segretario commissione Iustitia et Pax -Roma-

La Dottrina sociale della Chiesa ha prodotto un grande patrimonio di riflessioni sul rapporto tra famiglia e lavoro, dalla Rerum novarum di Leone XIII, con l’idea del salario familiare, alla Laborem exercens di Giovanni Paolo II, con la visione della famiglia come scuola di lavoro. Il nesso ha origine nella originarietà delle due esperienze. Sia la famiglia che il lavoro sono realtà naturali, fortemente connesse con l’essere persona. Ambedue rappresentano una “vocazione”, in quanto sono luoghi nei quali la persona è chiamata a diventare sempre più se stessa. Sia nella famiglia che nel lavoro tutta la persona è presente e non solo suoi aspetti particolari. Per questo è innaturale che la famiglia e il lavoro configgano tra loro, come invece spesso accade a causa di una cattiva organizzazione economica e sociale. Quando questo accade significa che o la famiglia o il lavoro – o ambedue – non sono state considerate e trattare come meritano. Il rapporto famiglia-lavoro fa da cartina al tornasole sia per le politiche della famiglia sia per quelle del lavoro, che non dovrebbero mai essere pensate come separate.

Dal punto di vista sociologico sia la famiglia che il lavoro sono molto cambiati nel tempo, a seguito anche di nuovi fenomeni culturali. Alcuni di questi cambiamenti sono positivi e richiedono un nuovo incontro tra famiglia e lavoro, tramite nuovi strumenti. Altri, invece, sono negativi, e rischiano di allontanare famiglia e lavoro, a meno che non si attuino politiche nuove, che vadano oltre il “Welfare lavoristico”, politiche, però, che siano anche animate da un altrettanto nuovo quadro culturale di riferimento.

Un punto nevralgico ruota attorno al concetto di relazione. La famiglia è soprattutto relazione, è il luogo della primordiale socializzazione della persona e in famiglia l’uomo apprende virtù e atteggiamenti che poi faranno la differenza anche nella società e sul posto di lavoro. Anche il lavoro è ormai soprattutto relazione. Lo è sempre stato, ma oggi nelle reti della nuova società complessa lo è ancora di più. Non che sia finito il Work, il lavoro pesante e materiale, ma, almeno nelle nostre società avanzate, prevale il Job, il lavoro prevalentemente immateriale e relazionale, oltre la stessa società dei servizi. Qualcuno afferma che la crisi economica in atto ci riporterà indietro, verso l’uomo artigiano, come suona il titolo di un recente libro di Richard Sennet, ma io non lo credo. Anche il nuovo artigianato non sarà più come il vecchio. Famiglia e lavoro sembrerebbero quindi doversi incontrare proprio sulla loro capacità di creare abilità relazionali. Così, però, non è, a causa di un fenomeno che indebolisce le capacità relazionali della famiglia e che si chiama rarefazione familiare. I dati sulla famiglia di quasi tutti i paesi europei mettono senza ombra di dubbio in evidenza che in famiglia le relazioni si stanno assottigliando a causa della diminuzione dei matrimoni e l’aumento delle convivenze, per i divorzi e le separazioni, per l’inverno demografico in atto, per il numero degli aborti e, da ultimo, per una certa prassi eugenetica che sta montando all’orizzonte. Aumentano le famiglie monoparentali e i figli unici. Aumentano i legami intrafamiliari ad intermittenza. Le esperienze di relazione, così, diminuiscono non solo in quantità ma anche nella gamma della loro qualità: sono sempre più limitate, di corto respiro, di breve durata e standardizzate. Come la famiglia viene sempre più individualizzata, così anche il lavoro viene sempre più individualizzato. Mi chiedo, perciò, se le politiche famigliari e lavoristiche, così caratterizzate dal concentrarsi sull’individuo più che sulla famiglia, siano la causa o lo conseguenza di questo deficit relazionale. Mi chiedo, in altre parole, se la rarefazione famigliare e la corrosione della solidarietà nel mondo del lavoro siano prima di tutto un fatto culturale o un fenomeno sociologico, legato ai nuovi assetti economici. Non credo sia possibile stabilire una priorità, so di certo, però, che oggi nessuna politica riguardante il rapporto tra famiglia e lavoro può essere priva di una connotazione familiare.

Oggi si parla di nuovi modelli di famiglia. Non tutti, però, sono atti a generare relazioni e ad alimentare una vera capacità lavorativa. Non tutti sono ugualmente in grado di animare la società civile mediante legami non opportunistici, ma di vera solidarietà. Non tutti i modelli di famiglia sono in grado di generare socialità, anziché consumarla. L’intermittenza delle relazioni familiari solo apparentemente si uniforma alla intermittenza dei rapporti lavorativi. Non è vero che la flessibilità familiare sarebbe il congruo corrispondente della flessibilità lavorativa. Qui c’è un tragico errore di prospettiva. I lavori non eliminano il lavoro e la modernità lavorativa non toglie, ma anzi richiede maggiormente, la capacità di orientarsi virtuosamente. Noi spesso intendiamo la flessibilità come indifferenza, ma così non è. La maggiore mobilità e complessità del lavoro richiede maggiore forza interiore, più sviluppate capacità di stabilire continuità di relazioni e stili di vita, una maggiore coerenza di visione. La maggiore mobilità richiede più famiglia e non meno famiglia. Bisognerà evitare la flessibilità dell’indifferenza, e supportare invece con solide relazioni familiari e sociali, la mobilità, anche mentale, che le nuove dimensioni del lavoro richiedono. Le politiche del lavoro, quindi, non dovranno tenere presente una famiglia generica, ma la famiglia che produce socialità anziché consumarla, che sa essere – una volta messa in grado – un soggetto sociale vero e proprio. Dei servizi sociali che facciano leva sulla famiglia, si rivolgeranno alla famiglia naturale e tradizionale oppure a certe attuali forme deboli o debolissime di famiglia? La formazione al lavoro che faccia leva anche sui rapporti familiari a che famiglia si rivolgerà? Finora le politiche familiari hanno disincentivato la famiglia naturale e tradizionale. Bisogna farne di nuove che invece la valorizzino e la incentivino, in collaborazione però con altri attori capaci di renderla nuovamente attraente dal punto di vista culturale. Senza una combinazione di politiche fiscali e culturali, il nesso tra famiglia e lavoro è destinato ad allentarsi ulteriormente. E’ paradossale: mentre è sempre più evidente che il lavoro è sempre un “lavorare insieme”, dato che si lavora sempre “con gli altri e per gli altri”, come dice la Centesimus annus, si continua a configurare le politiche familiari e del lavoro in termini individuali. Il cosiddetto “quoziente familiare” rimane ancora molto sullo sfondo e non di rado, pur ponendolo come obiettivo da raggiungere, lungo il percorso si danno vita a singole disposizioni che con esso contrastano, applicando ancora appunto una logica individuale. Le Associazioni familiari che avevano presentato qui in Italia la petizione per un fisco a misura di famiglia hanno in seguito criticato i criteri di assegnazione del cosiddetto “buono famiglia” previsto dal decreto anticrisi del governo, in quanto privilegiava la persona singola alla coppia sposata con prole.

Il lavoro passa sempre di più dalla società civile. La globalizzazione favorisce le concentrazioni, ma assegna anche nuovi compiti al piccolo e al locale. La crisi dello Stato sociale alimenta per forza una Welfare society. Le piccole industrie a base familiare costituiscono ancora il nerbo del nostro sistema produttivo. L’attuale crisi della finanza creativa ci riposta con i piedi per terra, alla concretezza dei rapporti produttivi. Se il lavoro passa sempre più dalla società civile, esso passa sempre di più dalla famiglia, che della società civile è la prima cellula. A meno che non venga inibita, la famiglia svolge compiti sociali di fondamentale importanza, innerva la rete del risparmio produttivo, dirotta energie verso la cura alla persona, fa da ammortizzatore sociale primario in tempi di crisi, anima il volontariato, stabilisce rapporti con la piccola industria e con il credito su base locale, sviluppa una educazione alla socialità di grande importanza per il lavoro. La centralità della società civile nei rapporti tra famiglia e lavoro ci dice che esiste una gamma molto ampia di politiche family friendly, e che molte di esse devono passare appunto dalla società civile. La legislazione sui tempi e sulle condizioni di lavoro, la legislazione sui congedi e sulla sospensione del lavoro, misure per favorire i compiti di cura della famiglia, sostegni da parte di enti pubblici, imprese, terzo settore e reti informali. Le politiche famigliari devono essere articolate ed organiche, devono essere attuate da molti soggetti e non da uno solo, devono prevedere molti interventi su vari piani. Una cosa fondamentale è superare la logica individualistica da una parte e quella della programmazione rigida degli interventi da parte del solo Stato dall’altra. Sappiamo che si tratta di un corto circuito che ha già provocato molti danni in passato.

lunedì 6 aprile 2009

la FARA ( famiglia allargata) longobarda ....

La fara (plurale: fare in italiano, farae in latino) era l'unità fondamentale dell'organizzazione sociale e militare dei Longobardi. Essa era costituita dall'aggregazione di un gruppo omogeneo e compatto di famiglie (originate dallo stesso clan gentilizio) ed era in grado di organizzarsi in contingente con funzioni militari di esplorazione, di attacco e di occupazione di territori durante le grandi migrazioni che condussero il popolo longobardo dall'area del Baltico, alla Pannonia, fino in Italia.

SCANDIA, SCANDIAE...old map della Scandinavia... così la vedevano...


Si vede l'estuario del fiume Elba da dove sono discesi i Winnili ( antico nome dei Longobardi) ... sino alle calde acque mediterranee dello Ionio..... (da Paolo detto il Diacono, Storia dei Longobardi...)

venerdì 27 marzo 2009

Pensare col corpo, meglio che con pochi centimetriquadrati...di F.Speciani e J.Tolija, edizioni Zelig-MI-


"...nascere in questo periodo storico e in questa cultura ci ha sicuramente portato molto lontano... forse è ora di tornare a casa... il corpo con le sue sensazioni continua ad essere il principale canale di collegamento con la totalità del nostro essere..."

giovedì 26 marzo 2009

ecco SKAdi dea scandinava.....

ecco come dalla scandinavia (Scandia,scandiae...) si mossero lungo le vie d'acqua

zone di influenza significative delle lingue scandinave.... come si vede seguono i fiumi si veda www.ctg-longobardia.eu post del prof. Amelio Tagliaferri sulla navigazioni fluviali dei longobardi in particolare del fiume PO e suoi affluenti....

domenica 22 marzo 2009

Sofia Scarbolo in Danimarca 1989 ( mentre vede al Circo di Mosca il Clown POPOF con i suoi cagnolini...)

Globalizzazione profitti insani d'imprese:di Dr Andrea Baiguera Altieri Cultore di Diritto Penitenziario e Criminologo Svizzero ( da www.diritto.it)


La criminalità organizzata russa e slavo-balcanica risulta scaturita dallo sgretolamento degli apparati governativi appartenenti, sino alla fine degli Anni Ottanta, all’ ex blocco sovietico.


Pertanto, la nuova mafia post-comunista si presenta alla stregua di un fenomeno criminale recente ed ancora in fieri.


Tale disordine strutturale ha sino ad ora impedito ogni serio tentativo di qualificazione dottrinaria e, per conseguenza, gli unici Studi attendibili si sostanziano nelle relazioni e nelle statistiche curate dalla Polizia Federale elvetica.


In buona sostanza, le cosche malavitose originatesi nell’ Est europeo rappresentano un problema privo di quei noti e centenari codici d’ onore tipici di mafie italiche quali Cosa Nostra, la Camorra campana o la Sacra Corona Unita pugliese.


La nebulosa identità criminologica della malavita slava è tristemente rinvigorita dalle scarse sinergie investigative tra l’ A.G. svizzera e le troppo spesso colluse Istituzioni degli ex Paesi socialisti.


In effetti, sotto il mero profilo burocratico e formale, esistono Accordi Bilaterali tra la Confederazione e Stati oppressi dalle nuove mafie, quali p.e. la Slovenia, la Lettonia, la Repubblica Ceca, la Romania, la Macedonia e, specialmente, l’ Albania.


Del pari, non si può sottacere la costituzione, negli Anni Novanta, della Middle European Conference , nell’ àmbito della quale il S.A.P. elvetico ( Servizio Analisi e Prevenzione ) promuove una politica criminale finalizzata al costante e sistematico contrasto alla malavita organizzata. Ciononostante, sotto il profilo sostanziale, la scarsa collaborazione concreta fornita dai Paesi slavo-balcanici provoca una devastante discrasia fattuale tra, da un lato, le dichiarazioni formali d’ impegno e, dal lato opposto, la prassi effettiva.


A parere di chi scrive, siffatta inerzia affliggente gli Stati dell’ ex blocco sovietico è imputabile all’ attuale assenza, nella cultura sociale di tali Nazioni, di una robusta ripugnanza collettiva verso le mafie. Viceversa, l’ opinione pubblica italiana, a séguito degli omicidi Livatino, Falcone, Borsellino, si è affrancata da un certo torpore buonista, maturando, negli Anni Novanta del Novecento, una consapevole nonché coraggiosa avversione popolare nei confronti della criminalità organizzata.


La summenzionata inconcludenza collaborativa propria degli Stati slavo-balcanici è dimostrata dall’ emblematico esempio delle intercettazioni telefoniche. Ovverosia, il lavoro della Polizia federale elvetica è quotidianamente vanificato di fronte all’ inefficienza lassista delle preposte Autorità russe, ucraine ed albanesi ( FALZONE & MARINELLI 2004 ).

Il problema del controllo delle comunicazioni fono-telematiche rappresenta soltanto uno dei molteplici ostacoli empirici inficianti la collaborazione internazionale per la prevenzione e la repressione delle mafie oriunde dell’ Est europeo

Il riciclaggio di denaro costituisce la principale attività della mafia russa operante in Svizzera.


Le oceaniche quantità di somme riciclate provocarono, già verso la fine degli Anni Ottanta del Novecento, una grave destabilizzazione dell’ equilibrio macroeconomico nazionale.


In particolar modo, la spregiudicata liceità del riciclaggio adulterava i flussi finanziari penalizzando le regole democratiche normalmente preposte per la tutela di una libera e genuina concorrenza commerciale. Poco dopo l’ irreversibile avvio del tramonto dell’ utopia socialista sovietica, il Legislatore federale elvetico dovette arginare il traffico di denaro illecito, reintroducendo una minima decenza deontologica attraverso gli Artt. 305 bis StGB[1] ( Riciclaggio di denaro ) nonché 305 ter StGB[2] ( Carente diligenza in operazioni finanziarie e diritto di comunicazione ). Giova, tuttavia, rammentare le aspre censure dottrinarie criticanti la sciappa cogenza delle due testé menzionate Norme codicistiche, le quali, secondo il parere di svariati Autori, non hanno recato ad una soluzione drastica e definitiva in tema di transazioni monetarie illegali


Le nuove mafie slave non hanno tardato ad approfittare dell’ eccessivo permissivismo connotante il Diritto bancario elvetico. Sicché, dopo il fallimento fattuale dei novellati Artt. 305 bis e 305 ter StGB, la criminalità russa ha proseguito indisturbata nel riciclare innumerevoli utilità pecuniarie con il disinibito ausilio di Istituti di Credito e di Società Fiduciarie situate nei ricchi Cantoni di Zurigo, di Ginevra e del Ticino ( FED.POL. 1999 )


Malaugurevolmente, l’ impermeabile sistema svizzero del segreto professionale non consente rilievi statistici nitidi ed incontrovertibili. Ciononostante, la Polizia federale reputa che le somme riciclate ad opera delle organizzazioni criminali russo-balcaniche costituiscono, per la loro grande maggioranza, il provento di peculati per distrazione agìti in danno di Istituzioni dell’ ex apparato sovietico. Inoltre, a decorrere dal 1990, l’ anarchia patrimoniale susseguita al veloce sfacelo dei Governi comunisti ha consentito a numerosi e spregiudicati dirigenti della Pubblica Amministrazione del P.C.U.S. di depistare verso società di capitali elvetiche denari in origine pertinenti ad Istituti di Credito pubblici, privatizzati entro un contesto amministrativo decisamente confuso e scandalosamente oligopolistico.


Tale tessuto di corruzione dirigenziale rinviene conferma in taluni episodi di riciclaggio operati, con tecniche assai simili, non solo sulle piazze finanziarie svizzere, ma anche presso intermediari economici statunitensi.


In ultima analisi e a prescindere da sottili ed inevitabili imprecisioni numeriche, consta che il 15 % delle Sentenze di condanna per riciclaggio emesse ai sensi del Diritto Penale elvetico ha riguardato, dal 1990 al 1999, persone fisiche recanti nazionalità russa ( CONSIGLIO FEDERALE 08/06/2006 )


Benché statisticamente incompleti, i dati sul riciclaggio perpetrato in Svizzera dalle mafie russe debbono destare un serio allarme criminologico.


Sotto il profilo del de jure condito , la L.F. 23/03/1990 ( novellante i già citati Artt. 305 bis e 305 ter StGB ) offre alla Magistratura elvetica strumenti preventivi e repressivi impeccabili dal punto di vista formale. Si potrebbe financo asserire, a livello esegetico, che lo StGB d’ Oltralpe reca le medesime e lungimiranti rationes espresse, in Italia, dai recenti Artt. 648 bis C.P.[3] ( Riciclaggio ) e 648 ter C.P.[4] ( Impiego di denaro o utilità di provenienza illecita ). Tuttavia, sotto il profilo empirico, la Confederazione patisce frequenti antinomie con attinenza al riparto delle competenze cognitivo-processuali tra Organi di rango federale ed Autorità di rango cantonale. Da consimili aporìe trae senz’ altro vantaggio la criminalità organizzata, che elude le previste sanzioni giurisdizionali grazie ad un facile e preordinatamente caotico forum shopping. Viceversa, in Italia, l’ Ordinamento Giudiziario unitario e la struttura altrettanto centripeta della Guardia di Finanza garantiscono una migliore coordinazione investigativa in tema di riciclaggio. Pertanto, il sistema bancario italiano risulta assai meno appetibile per le cosche criminali slavo-balcaniche. Ognimmodo, a parere di chi redige, le suesposte antinomie presenti nella Normazione antiriciclaggio svizzera potrebbero essere efficacemente eluse a mezzo di un maggiormente diffuso utilizzo dei trattati intercantonali ex Art. 48 B.V.[5] ( BAIGUERA 2006 )


Non desta stupore che i gruppi delinquenziali provenienti dall’ ex blocco sovietico dirigano e organizzino traffici prostituivi in territorio elvetico. Del resto, la gestione illegale del meretricio costituisce un aspetto meta temporale tipico di qualsivoglia associazione per delinquere di stampo mafioso. Ciononostante, le spregiudicate e violente bande slave, ucraine e russe sono connotate dall’ id quod plerumque accidit della riduzione in schiavitù delle peripatetiche provenienti dall’ Est europeo. Pertanto, ai sensi del Diritto Penale federale svizzero, la fattispecie contravvenivo-fiscale p. e p. all’ Art. 199 StGB[6] ( Esercizio illecito della prostituzione ) risulta pesantemente aggravata allorquando connessa al reato delittuoso di cui all’ Art. 196 StGB[7] ( Tratta di esseri umani ).


Del resto, anche nel contesto giurisdizionale italiano, la Magistratura manifesta criteri di giudizio non severi nei confronti del mero atto prostituivo femminile; viceversa, lo stare decisis giurisprudenziale italiano rimane intransigente e categorico a fronte delle aggravanti codicistiche ex Artt. 537 C.P.[8]( Tratta di donne e di minori commessa all’ estero ) nonché ex Art. 600 C.P.[9] (Riduzione in schiavitù )


Anche dal punto di vista statistico, il fenomeno dell’ induzione violenta al meretricio rivela la cinica barbarie della mafia russa. Infatti, nel 2000, la Gendarmeria federale individuava un totale di ben 7.000 donne circa schiavizzate per fini prostituivi. Le vittime, adescate nell’ Est europeo con la promessa di un impiego lecito, risultano quasi sempre segregate in appartamenti ed alberghi situati in Cantoni di confine ( Zurigo, Berna, Basilea Città, Ginevra, Lucerna e Ticino ) ( FED.POL. 2000 ). L’ allocazione strategica delle prostitute risulta massimizzata durante eventi sportivi, fiere commerciali e ponti festivi ( FED.POL. , ibidem )

In realtà, il sesso a pagamento gestito dalle cosche degli ex Paesi socialisti si pone, nel contesto economico elvetico, alla stregua di un fattore perturbativo in danno al regime macroeconomico di concorrenza perfetta. Ovverosia, la Confederazione e, del pari, ogni specifico Ordinamento cantonale permettono la prostituzione femminile, salvo i ragionevoli vincoli della discrezione, della non violenza e, soprattutto, della corresponsione di accise comunali. Pertanto, ogni donna munita di licenza << L >> può legittimamente prostituirsi. Viceversa, la quasi totalità delle peripatetiche slave omettono di versare i previsti contributi previdenziali ed assicurativi. Inoltre, le meretrici dell’ Est europeo sostano per parecchi mesi in territorio svizzero munite del solo permesso turistico. Tale situazione di illegalità fiscale nonché amministrativa reca danni ingenti alla Krankenkasse[10], provoca notevoli flussi di evasione fiscale e , soprattutto, spinge i clienti a prediligere le prostitute clandestine in tanto in quanto meno costose, giacché non adempienti ai previsti oneri tributari.

L’ accondiscendenza pseudo-progressista nei confronti delle cc.dd. <<>> merita una radicale condanna. Il meretricio, pur se legalizzato, reca sempre e ovunque allo scaturire di condotte delittuose socialmente assai destabilizzanti. In Svizzera, tanto quanto in Italia, non sono rari matrimoni fittizi contratti dalle prostitute slave al solo fine di acquisire regolare cittadinanza. In addenda, si consideri pure la frequente consumazione di bigamie penalmente rilevanti ai sensi del Diritto di Famiglia occidentale ( Art. 215 StGB[11] nell’ Ordinamento elvetico; Art. 556 C.P.[12] nel Sistema italiano ). Oltretutto, i corollari delittuosi cagionati dallo sfruttamento mafioso della prostituzione non rimangono circoscritti ai soli àmbiti del buon costume o di mitizzati codici d’ onore, bensì consta che la mafia russa introduce e schiavizza, in territorio svizzero, molti minori degli anni diciotto, impiegati a livello prostituivo e pornopedofiliaco[13]

A parere di chi redige, il Legislatore federale elvetico, al pari di quello italiano, risulta afflitto da una visione sociologica buonista con attinenza alla tematica della sessualità mercificata. Gli Articoli dal 187 al 200 StGB ( Reati contro l’ integrità sessuale ) confermano che, salvo la sopravvenienza di coazione fisica o minaccia[14], la prostituzione femminile, in Svizzera, è purtroppo collettivamente percepita alla stregua di un blando reato contravvenivo. Pertanto, de jure condendo, il Diritto Penale della Confederazione non ha una lucida coscienza del violento sottobosco criminogeno perennemente collegato all’ esercizio del meretricio. In buona sostanza, certune carezzevoli versioni romanzate distolgono l’ opinione pubblica da una visione realistica tale per cui, ad esempio, emerga come la peripatetica slava, per lo più tossicodipendente, svolge la propria attività all’ interno di un perverso labirinto alimentato da sottili ricatti e barbarici abusi fisici e morali.

La grave onnipotenza distruttiva del crimine organizzato russo risulta confermata anche dalla copiosa schiera di ex dirigenti del Partito comunista sovietico divenuti proprietari di fiorenti imprese privatizzate a séguito della scomparsa dei monopoli socialisti. Del resto, nel passaggio dall’ U.R.S.S. alla C.S.I., le privatizzazioni non brillarono di certo in punto di trasparenza e rispetto delle regole democratiche. Del pari, destano legittimi sospetti i transiti di denaro verso fiduciarie elvetiche nei cui assetti societari compaiono, direttamente o per interposta persona, i nomi di alti dirigenti del Sistema sovietico.

Emblematico, nel 2000, fu il decreto d’ accusa emesso dalla coraggiosa Procura cantonale di Ginevra contro l’ ex Primo Ministro ucraino Pavel Lazarenko, inquisito per riciclaggio aggravato di denaro. Il leading-case testé citato dimostrò la dirompente invadenza della mafia ucraina all’ interno dell’ economia nonché della Politica svizzere. Soprattutto, l’ A.G. cantonale ginevrina recò il merito d’ aver palesato i danni macroeconomici di lungo periodo provocati da un tessuto finanziario ridotto al rango di contenitore passivo nutrito dai proventi di peculati, concussioni, turbative d’ asta e crimini economici agìti in danno della collettività nei Paesi dell’ ex Unione sovietica.

Ognimmodo, è doveroso precisare che i gravi atti distrattivi simbolizzati dal caso Lazarenko costituiscono l’ attività illecita soltanto delle cc.dd. <<>> della mafia slava. Ovverosia, consta che le piccole cosche malavitose russe non intrattengono contatti con l’ alta finanza elvetica, bensì si limitano a transazioni monetarie pressoché bagatellari e, per ciò stesso, ordinariamente reprimibili ex Art. 260 ter StGB


Tuttavia, s’ ha da reputare che l’ intreccio tra mafia, politica, corruzione e riciclaggio costituiscono un problema di prevenzione culturale e non solo di nocumento macroeconomico.


Ovverosia, l’ opinione pubblica elvetica risulta ancora ben lungi dal riscatto morale operatosi presso le comunità sociali del Meridione italiano.


La collettività elvetica non percepisce quanto sia sottile la linea di demarcazione tra, da un lato, lo white-collar-crime e, specularmente, fenomeni organizzati di violenza materiale.


Un atto di concussione, un peculato, una turbativa d’ asta recano, sia pure nel lungo periodo, al controllo armato di un’ economia ormai inficiata da sodalizi criminali organizzati. Gli operatori finanziari svizzeri sottovalutano il pericolo della nascita di un anti-Stato disposto a garantire con la violenza i privilegi acquisiti sotto il profilo pecuniario.

In conformità ad ovvie e pleonastiche previsioni, le mafie russe non hanno disdegnato di avviare nonché implementare il traffico illecito di sostanze stupefacenti in Svizzera. Benché sovente zittita da pericolose collusioni transnazionali, l’ A.G. federale di Berna ha acclarato che svariate multinazionali russo-elvetiche fondano la propria esistenza radicandosi in colossali traffici di sostanze d’ abuso. A sua volta, i quantomai redditizi mercati della tossicodipendenza si intersecano con ulteriori flussi di redditi illeciti.


Un meticoloso Rapporto criminologico curato nel 2000 dalla Polizia federale ha chiarito che le mafie slave concentrano il loro commercio sull’ ecstasy. Viceversa, cocaina ed eroina costituiscono, per lo più, un monopolio gestito dalla criminalità organizzata italiana e sudamericana

Purtroppo, sussiste, in Svizzera, una <<>> ( FED.POL. 2000 ) ai sensi della quale il Tribunale Penale federale nonché le Corti cantonali proseguono, ormai da anni, nel sottovalutare l’ incontestabile ed acuta pericolosità psico-fisica connotante l’ ecstasy. Tale lassista stare decisis della Magistratura elvetica si pone in controtendenza rispetto alla <<> l’ ecstasy è annoverata tra le droghe pesanti, in quanto ricerche mediche sembrano confermare che l’ ecstasy possa causare gravi lesioni cerebrali >> ( FED.POL., ibidem ). Anche nel contesto dello spaccio di sostanze tossico voluttuarie, le mafie appartenenti all’ ex blocco sovietico dimostrano una devastante e fors’ anche spregiudicata lungimiranza imprenditoriale. Senza dubbio, la criminalità russa ed ucraina sono la riprova tangibile dell’ inservibilità medico-forense insita nella categoria legale di <<>>. Nel lungo periodo, l’ MDMA ed i relativi derivati sortiscono psicopatologie gravi ed irreversibili. Le mafie slave, nel prediligere la produzione e lo smercio di ecstasy, palesano di voler delinquere nella totale dimenticanza di qualsivoglia remora umana e di qualsiasi implicito codice d’ onore criminale


La suesposta tematica del traffico di stupefacenti, così come le precedenti analisi relative al riciclaggio, alla prostituzione ed ai delitti contro la P.A., dimostrano la discoordinazione, tanto in Svizzera quanto in Italia, tra prevenzione culturale e repressione penale. Le sostanze d’ abuso confermano le deficienze metanormative e pedagogiche affliggenti le aggregazioni sociali giovanili. Come emerge dalla Pastorale cristiana, anche il problema della tossicodipendenza non ha preso scaturigine dalla mafia russa piuttosto che da quella italiana. Viceversa, le radici del malessere adolescenziale si innestano nello squallore ateista delle post-moderne metropoli della Confederazione. La criminalità organizzata dell’ Est, a mezzo del denaro facile, della prostituzione e della droga offre risposte ad un confuso vissuto sociale ormai privo di stabili regole morali.


La Polizia federale svizzera ha elaborato incontrovertibili dati statistici, alla luce dei quali risultano indubitabili le preoccupanti dimensioni della mafia russa operante in Svizzera. Negli Anni Novanta, ovverosia a séguito della disgregazione del blocco sovietico, il Canton Ginevra, il Canton Ticino ed il Canton Vaud costituivano le Regioni confederate maggiormente colpite da strutture criminali dell’ Est[15]. Dal 1994 al 1999, le persone fisiche indagate ex Art. 260ter StGB furono 57[16], quasi tutte residenti in Canton Ginevra. Si noti pure la diffidenza della mafia russa nell’ intestare capitali illeciti alle persone fisiche, giacché la persona giuridica assicura l’ anonimato nonché una comoda parvenza di legalità. Secondo un censimento della FED.POL., dall’ introduzione dell’ Art. 260ter StGB[17] sino al 29/01/1999, la Magistratura federale elvetica ha emesso 150 decreti d’ accusa nei confronti di gregari delle nuove mafie slave. 90 sono state le Società di Capitali perquisite. Come intuibile, i Cantoni ospitanti il maggior numero di sodalizi delinquenziali mafiosi risultano essere quelli più ricchi, ovverosia il Canton Ginevra, il Canton Ticino ed il Canton Zurigo. A parere della Polizia federale, le cellule della mafia russa, ucraina e slavo-balcanica si distinguono in

piccole cosche, gerenti traffico di armi e stupefacenti nelle periferie metropolitane gruppi di media entità dediti al riciclaggio le cc.dd. <<>> della mafia russa.


Queste ultime gestiscono corruzione di esponenti politici elvetici, contatti con l’ alta finanza svizzera e grandi transazioni di denaro proveniente da peculati.


In conclusione, giova affermare che le nuove mafie post-sovietiche costituiscono un camaleonte sociale.


Le cosche organizzate dell’ Est europeo esternano parvenze buoniste; ciononostante, esse perseguono, nel lungo periodo, una violenta egemonia del territorio. ACKERMANN ( 1998 ) comprese e censurò la dispercezione, in Svizzera, del potere destabilizzante intrinseco in tutte le associazioni per delinquere di stampo mafioso.


Del resto, la drammatica esperienza calabro-sicula costituisce il conclamato riscontro storico di come non sussista, nella quotidiana realtà, alcun <> [ reato astrattamente pericoloso, ndr ] ( ACKERMANN, ibidem ); in tal senso, anche STEGMANN ( 2004 )

A differenza di quanto accaduto in Italia dopo gli efferati omicidi di tre noti Magistrati siculi, purtroppo, in Svizzera, si sottovaluta il potenziale eversivo delle nuove mafie. A parere di chi redige, la malavita slavo-balcanica insediatasi in Svizzera non tarderà a garantire i propri privilegi economici a mezzo di atti criminali violenti, estorsioni, regolamenti di conti, omicidi.


Come nel caso del Meridione italiano, sussiste un labile confine tra le cortesie dei colletti bianchi e le violenze a mano armata.

Entro siffatta ottica, rimangono insostituibili le risorse educative della Chiesa e della Pubblica Istruzione. Alla debolezza del Diritto sopperisca la forza morale delle coscienze.


Dottor Andrea Baiguera Altieri lic. jur. svizzero

Cultore di Diritto Penitenziario svizzero e di Criminologia comparata italo-elvetica

B I B L I O G R A F I A

ACKERMANN, Kommentar Einziehung, Organisierte Verbrechen, Geldwäscherei, Teil I, a cura

di Niklaus Schmid, Ediz. Schulthess, Zürich, 1998

BAIGUERA, Il contrabbando nelle regioni italo-svizzere tra formalismo normativo ed

accondiscendenza popolare, in Rivista della Guardia di Finanza, nr° 6/06, Roma, 2006

CONSIGLIO FEDERALE, Lotta più efficace contro il terrorismo e la criminalità organizzata,

Rapporto del Consiglio federale in adempimento del Postulato della Commissione della Politica di Sicurezza CS ( 05.3006 )

FALZONE & MARINELLI, Tecniche investigative nella lotta alla criminalità organizzata dedita

allo sfruttamento della prostituzione, in Rivista giuridica di Polizia, Maggioli Editore, Rimini, 2004

FED.POL., Rapporto sulla situazione della criminalità organizzata, Comunicato della Polizia

federale, Archivio di Stato, Berna, 29/01/1999

eadem, La criminalità organizzata si serve della prostituzione, Comunicato della Polizia

federale, Archivio di Stato, Berna, 14/09/2000

STEGMANN, Organisierte Kriminalität, Stämpfli Verlag, Bern, 2004



[1] Art. 305 bis StGB

Riciclaggio di denaro

Chiunque compie un atto suscettibile di vanificare l’ accertamento dell’ origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali, sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine, è punito con la detenzione o con la multa

Nei casi gravi, la pena è della reclusione fino a cinque anni o della detenzione. La pena privativa della libertà è cumulata con la multa fino ad un milione di Franchi

Vi è caso grave, segnatamente, se l’ autore:

a. agisce come membro di un’ organizzazione criminale

b. agisce come membro di una banda costituitasi per esercitare sistematicamente il riciclaggio

c. realizza una grossa cifra d’ affari o un guadagno considerevole facendo mestiere del riciclaggio

L’ autore è punibile anche se l’ atto principale è stato commesso all’ estero, purché costituisca reato anche nel luogo in cui è stato compiuto

[2] Art. 305 ter StGB

Carente diligenza in operazioni finanziarie e diritto di comunicazione

Chiunque, a titolo professionale, accetta, prende in custodia, aiuta a collocare o a trasferire valori patrimoniali altrui senza accertarsi, con la diligenza richiesta dalle circostanze, dell’ identità dell’ avente economicamente diritto, è punito con la detenzione fino ad un anno, con l’ arresto o con la multa

Le persone menzionate nel capoverso 1 hanno il diritto di comunicare gli indizi che permettono alle Autorità svizzere preposte al perseguimento penale ed alle Autorità federali designate dalla Legge di sospettare che valori patrimoniali provengono da un crimine

[3] Art. 648 bis C.P.

Fuori dai casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’ identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da lire 2.000.000 a lire 30.000.000

La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’ esercizio di un’ attività professionale

La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni

Si applica l’ ultimo comma dell’ Art. 648

[4] Art. 648 ter C.P.

Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita

Chiunque, fuori dai casi di concorso nel reato, e dei casi previsti dagli Articoli 648 e 648 bis, impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da lire 2.000.000 a lire 30.000.000

La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’ esercizio di un’ attività professionale

La pena è diminuita nell’ ipotesi di cui al secondo comma dell’ Articolo 648

Si applica l’ ultimo comma dell’ Art. 648

[5] Art. 48 B.V.

Trattati intercantonali

I cantoni possono concludere trattati intercantonali, nonché creare organizzazioni e istituzioni in comune. In particolare, possono adempiere insieme compiti d’ interesse regionale

La Confederazione può parteciparvi nei limiti delle sue competenze

I trattati intercantonali non devono contraddire al diritto ed agli interessi della Confederazione, né ai diritti di altri Cantoni. Devono essere portati a conoscenza della Confederazione

[6] Art. 199 StGB

Esercizio illecito della prostituzione

Chiunque infrange le prescrizioni cantonali su il luogo, il tempo e le modalità dell’ esercizio della prostituzione, nonché contro molesti fenomeni concomitanti, è punito con l’ arresto o con la multa

[7] Art. 196 StGB

Tratta di esseri umani

Chiunque, per favorire l’ altrui libidine, esercita la tratta di esseri umani, è punito con la reclusione o con la detenzione non inferiore a sei mesi

Chiunque compie atti preparatori per la tratta di esseri umani, è punito con la reclusione sino a cinque anni o con la detenzione

In tutti i casi, il colpevole è inoltre punito con la multa

[8] Art. 537 C.P.

Tratta di donne e di minori commessa all’ estero

I delitti previsti dai due Articoli precedenti sono punibili anche se commessi in territorio estero

[9] Art. 600 C.P.

Riduzione in schiavitù

Chiunque riduce una persona in schiavitù o in una condizione analoga alla schiavitù, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni

[10] leggesi: <<>>

[11] Art. 215 StGB

Bigamia

Chiunque contrae matrimonio essendo già coniugato e chiunque contrae matrimonio con una persona coniugata è punito con la detenzione

[12] Art. 556 C.P.

Bigamia

Chiunque, essendo legato da un matrimonio avente effetti civili, ne contrae un altro, pur avente effetti civili, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Alla stessa pena soggiace chi, non essendo coniugato, contrae matrimonio con persona legata da matrimonio avente effetti civili.

La pena è aumentata se il colpevole ha indotto in errore la persona, con la quale ha contratto matrimonio, sulla libertà dello stato proprio o di lei

Se il matrimonio, contratto precedentemente dal bigamo, è dichiarato nullo, ovvero è annullato il secondo matrimonio per causa della bigamia, il reato è estinto, anche rispetto a coloro che sono concorsi nel reato, e, se vi è stata condanna, ne cessano l’ esecuzione e gli effetti penali

[13] <<>> ( FED.POL. 1999 )

[14] Art. 190 StGB - Violenza carnale: Chiunque costringe una persona di sesso femminile a subire la congiunzione carnale, segnatamente usando minaccia o violenza, esercitando pressioni psicologiche su di lei o rendendola inetta a resistere, è punito con la reclusione sino a dieci anni. Se l’ autore è il coniuge della vittima e vive in comunione di vita con lei, la violenza carnale è punita solo a querela di parte. Il diritto di querela si estingue trascorsi sei mesi. L’ Articolo 28 capoverso 4 non è applicabile

Se il colpevole ha agito con crudeltà, segnatamente se ha fatto uso di un’ arma pericolosa o di un altro oggetto pericoloso, la pena è della reclusione non inferiore a tre anni. In ogni caso, l’ atto è perseguito d’ ufficio

[15] dal 1990 al 1999 si contarono, in Canton Ginevra, 36 Società di Capitali inquisite ex Art. 260 ter StGB. 23 le imprese indagate per la medesima tipologia di reato in Canton Ticino. Ulteriori 28 Società Commerciali perquisite in Canton Vaud

[16] rectius: 57 rei collusi con la mafia russa. Tra costoro, 29 basisti di cittadinanza svizzera. Il Canton Ginevra risulta la Regione maggiormente prediletta dalla criminalità organizzata post-sovietica

[17] Introdotto dalla L.F. del 18/03/1994, in vigore dallo 01/08/1994